CHRISTUS VIVIT

Esortazione apostolica

  • CHRISTUS VIVIT

In questo tempo pasquale, giunge tra le nostre mani la bellissima esortazione apostolica di Papa Francesco rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio. E’ il frutto del sinodo dei giovani che la chiesa ha voluto vivere nell’ ottobre scorso e che ha visto unvivit.jpg coinvolgimento mondiale attorno alla bellissima realtà dei giovani. Già nella sua prima esortazione, “Evangelii Gaudium – la Gioia del Vangelo”, il papa ci indicava un importante principio: “ il tempo è superiore allo spazio”. Il sinodo appena concluso è un bellissimo esempio di apertura ad un processo che vede la comunità cristiana voler mettere i giovani al centro, per aprirsi alla novità e alla freschezza, mettendo le generazioni in dialogo, un dialogo che cambia sia chi parla, sia chi ascolta. “Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso… La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”. Queste parole conclusive dell’ esortazione ci donano una chiave di lettura: la stima che la Chiesa ha per i giovani, il bisogno della loro presenza e della loro freschezza, la gioia per il loro precederci, la richiesta di pazientare se noi adulti a volte procediamo a rilento. E’ ai giovani che il Papa si rivolge con il suo testo, ma anche a tutto il popolo di Dio, perché la riflessione sui giovani ci interpella tutti. Parla ai giovani con un linguaggio giovane, ma non giovanilistico, per aiutare tutti a sintonizzarsi sulle loro lunghezze d’ onda, a guardarli con lo sguardo di Dio.
Ci ricorda che a volte siamo tentati di fare un lungo elenco di difetti dei giovani contemporanei, e magari riceviamo applausi per questo, con il risultato, però, di un sempre maggior allontanamento da loro. “Però c’è del buono”. In una lettura generalmente negativa—sono incostanti, fragili, sregolati, bruciano le tappe, incapaci di assumersi responsabilità,… – si indicano alcuni segni positivi: allora “c’è del buono”, e spesso quel buono è ciò che più si avvicina alle nostre consuetudini e ai nostri valori. I giovani, ci ricorda il Papa, sono la nostra terra sacra, portatori di semi di vita divina. Questi giovani ci chiedono di esserci, di avere tempo per loro, di stare con loro in maniera informale; desiderano persone che li ascoltino, non organizzatori impegnati in altro. Non vogliono risposte, sanno bene che le risposte devono cercarle dentro di sé, ci chiedono di aiutarli a fare emergere le loro domande, a saper dare un nome alle inquietudini, a fare un pezzo di strada con loro. Ci ricordano anche che si matura e si cresce in una comunità. E come la desiderano? Aperta, gioiosa, unita, missionaria, un luogo dove si sente che ci si vuole bene, dove ognuno può essere se stesso e sa’ di avere un posto nel cuore dell’ altro. Ci fanno comprendere che a loro non manca nulla per essere corresponsabili, anzi hanno le idee a volte più chiare delle nostre, ma non vogliono fare da soli, hanno bisogno di noi. Papa Francesco nell’Esortazione cita un proverbio: “Se il giovane sapesse e il vecchio potesse, non vi sarebbe cosa che non si farebbe”. L’Esortazione Apostolica, riprendendo il documento finale del Sinodo, si rivolge a tutti. Papa Francesco desidera dunque rivolgere il suo personale e immediato messaggio ai giovani, lasciando a tutti il compito di approfondire quanto dal Sinodo è emerso nella sua completezza. In nove capitoli, l’Esortazione propone un itinerario ben scandito che parte dai giovani: come sono visti i giovani nella Parola di Dio, Gesù sempre giovane e i giovani oggi come l’adesso di Dio. Si passa quindi all’annuncio, ai percorsi, ai rapporti intergenerazionali e alla pastorale, per giungere al tema della vocazione e del discernimento. Di seguito riprenderemo alcuni spunti.

  • Quale Chiesa?

Una Chiesa giovane per i giovani è quella che auspica Papa Francesco. Gesù Risorto è la chiave della giovinezza dello Spirito. E dunque in Cristo “un’istituzione antica come la Chiesa può rinnovarsi e tornare ad essere giovane in diverse fasi della sua lunghissima storia” . E una Chiesa giovane non può essere concentrata su se stessa, immobile, frenata da chi vuole farla tornare al passato. Per questo deve essere umile e disposta anche ad accogliere le critiche dei giovani. Infatti “una Chiesa sulla difensiva, che dimentica l’umiltà, che smette di ascoltare, che non si lascia mettere in discussione, perde la giovinezza e si trasforma in un museo”. Una Chiesa giovane sa anche muoversi più velocemente nella direzione di una maggiore reciprocità tra uomini e donne. Papa Francesco ci ricorda che con la presenza di Maria nella prima comunità cristiana, “è nata una Chiesa giovane, con i suoi Apostoli in uscita per far nascere un mondo nuovo”. Il tema di una più sentita presenza femminile nella Chiesa, nella linea della reciprocità, era emerso durante i lavori sinodali, non sempre in modo pacifico, tanto che durante una serata di festa e di ringraziamenti i giovani presenti al Sinodo si sono rivolti alle donne che hanno partecipato come uditrici chiamandole “madri sinodali”. Il loro saluto ha fatto sorridere tutti, liberando una certa tensione presente nell’aria. La relazione tra uomo e donna, fatta di reciprocità e di dialogo,è poi compresa nei termini di una vocazione. All’alleanza tra l’uomo e la donna Dio ha affidato la cura della terra. Una Chiesa giovane ha sempre “le porte aperte” verso tutti, perché “tutti i giovani, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio e quindi anche nel cuore della Chiesa”.

  • Quale pastorale? .

Il modello di pastorale giovanile è indicato dal Papa nell’icona dei discepoli di Emmaus. “Gesù cammina con i due discepoli che non hanno compreso il senso della sua vicenda e si stanno allontanando da Gerusalemme e dalla comunità. Per stare in loro compagnia, percorre la strada con loro. Li interroga e si mette in paziente ascolto della loro versione dei fatti per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Poi, con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, conducendoli a interpretare alla luce delle Scritture gli eventi che hanno vissuto”. Camminare con i giovani, fare la strada con loro, anche se vanno in direzione sbagliata, suscitare domande, interrogarli, ascoltarli, e quindi annunciare. Cosa? I tre punti fondamentali: Dio è amore, Cristo ci salva ed è vivo, è qui in mezzo a noi: “Questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita, e che le nostre fatiche serviranno a qualcosa”. La pastorale giovanile è sinodale, “vale a dire capace i dar forma a un “camminare insieme” dove nessuno deve essere messo o mettersi in disparte. Tra le linee di azione suggerite da Papa Francesco emergono la ricerca di vie per l’annuncio e la crescita come sviluppo di percorsi di maturazione. In quanto alla ricerca, sono i giovani stessi a saper trovare le strade: bisogna far loro spazio. In merito alla crescita, diventare cristiani adulti oggi chiede una crescita nella fraternità, in comunità “gioiose, libere, fraterne e impegnate”. In questo ambiente potranno maturare scelte di vita consapevoli e nella logica del dono di sé, anche nella forma alta della carità che è rappresentata dall’ impegno sociale e politico. (continua)

  • La Vocazione e il discernimento.

Papa Francesco nell’Esortazione dedica un intero capitolo al tema della vocazione. Prima di quel capitolo più volte si sofferma sul contributo unico e irrepetibile che ciascuno di noi può offrire con la sua vita su questa terra: “La tua vita dev’essere uno stimolo profetico, che sia d’ispirazione ad altri, che lasci un’impronta in questo mondo, quell’impronta unica che solo tu potrai lasciare. Invece, se copi, priverai questa terra, e anche il cielo, di ciò che nessun altro potrà offrire al tuo posto” (n.162). La vita è vista come un contributo fondamentale e irrepetibile di partecipazione all’opera creatrice di Dio. E’ in relazione a Dio, il quale intreccia la sua storia d’amore con la nostra storia, che emerge la nostra unicità. Il 26 marzo, prprio il giorno successivo alla firma dell’esortazione apostolica, Papa Francesco ha tenuto una meditazione presso la Pontificia Università Lateranense e ha ribadito questo concetto che sembra stargli a cuore: i giovani sono l’adesso di Dio, non un adesso che nasce dal nulla, ma che è possibile grazie al sogno di chi li ha preceduti. E sono chiamati a costruire l’adesso di domani, che potrà variare a seconda del contributo personale e unico di ciascuno. Ad ogni giovane la scelta su come far sbocciare la propria unicità. In questo senso anche la vocazione lavorativa riveste la sua importanza: nell’Esortazione troviamo passaggi molto belli sul senso del lavoro, come continuazione dell’opera creatrice di Dio, come partecipazione a un grande progetto di trasformazione del mondo, pur riconoscendo le difficoltà attuali e ribadendo che pur nelle trasformazioni a cui il lavoro umano è andato e andrà incontro, la dignità del lavoratore deve essere sempre al centro delle scelte politiche ed economiche.
E ora?
Papa Francesco ha invitato tutti a un’ermeneutica “dei tre linguaggi, insieme, armonici: il linguaggio della mente, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani, così che si pensa quello che si sente e si fa; si sente quello che si pensa e si fa; si fa quello che si sente e si pensa”. E’ in fondo quello che è avvenuto durante il sinodo, quando le intuizioni più belle nascevano da riflessioni (mente) su racconti di esperienze concrete (cuore), da sguardi commossi e che facevano commuovere (ancora cuore). E’ questo il cammino che ci aspetta, muoverci e agire legando testa e cuore. In questo cammino la vicinanza è fondamentale, altrimenti ci si riduce ai principi, che presi da soli possono allontanare.
E per concludere… un desiderio “Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte “ attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci ”.